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Associazione Turistica Pro Loco Mirabella Imbaccari
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95040 Mirabella Imbaccari (CT) |
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Presidente |
Dott.ssa Sara La Delfa |
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| Popolazione: 6.500 abitanti |
Altitudine: 518 s.l.m. |
Estensione: 15 Kmq |
| Distanza dal Capoluogo: 85 Km |
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Mirabella Imbaccari |
Cenni storici: Chi parte da Caltagirone Nord attraverso la strada nazionale Siracusana trova in contrada Salvatorello un bivio sulla destra, imboccato il quale scende e dopo aver superato il fiume Tempio arriva salendo attraverso le curve della Manca al paese dì Mirabella Imbaccari, sito sulle estreme propaggini meridionali dei monti Erei al limite delle province di Catania ed Enna, disteso su una collina dalla parte di Tramontana dai numerosi caseggiati, dalle strade larghe e lunghe, diritte e simmetricamente disposte, svettante col palazzo Biscari. |
Mirabella Imbàccari è un paese prevalentemente agricolo di tipo tradizionale a base cerealicola. |
Abbondano, tuttavia, gli oliveti, che sono una buona fonte di risorse a livello familiare, e i vigneti. Un tempo abbondavano pure i noccioleti, che erano buone miniere d'oro, mentre oggi vanno scomparendo. Resistono ancora i mandorleti. |
In questi anni si sta cercando di dar fiato all'economia con qualche coltura particolare come l'asparago. Infatti si è costituita da poco la "Cooperativa s. n. c. Società dell'asparago di Rasà e Mirci. |
La storia |
Il paese di Mirabella Imbaccari fu fondato da don Giuseppe Paternò , Barone di Raddusa, nel quadro della colonizzazione interna della Sicilia. Egli infatti, 1' 11 Settembre 1610 ottenne dal Re Filippo III di Spagna e II di Sicilia (1598 - 1621) la Licentia populandi, vale a dire l'autorizzazione a costruire una TERRA cioè un paese nel proprio feudo e di chiamarlo col nome della propria moglie: MIRABELLA. Il paese però iniziato a costruire nel feudo di Baldo o Baudo non ebbe purtroppo esito felice a causa della insalubrità climatica e della malaria. Per cui fu necessario trasferire la costruzione sul poggio Imbaccari. Ciò che ottenne con regolare licenza del 16 novembre 1630 il figlio di Giuseppe don Giacinto Paternò che fu il vero artefice del paese chiamato sempre Mirabella fino al 1862 quando, in seguito ad una Delibera della Giunta Comunale in data 28 Luglio 1862, Vittorio Emanuele II Re d'Italia, con Regio Decreto datato Torino 14 Dicembre 1862, stabiliva che il paese fosse denominato Mirabella Imbaccari. |
Il Comune di Mirabella Imbaccari comprende nel suo territorio l'ex feudo Baldo, soprano e sottano, e metà dell'ex feudo Imbàccari: quella denominata Imbàccari sottano. |
L'estensione è di Ha 1535 circa. |
Confina a Nord con l'ex feudo Gallinica e parte di Rasalgone; a Est con l'ex feudo Sortavilla, soprano e sottano, e Imbàccari soprano vergente a tramontana; a Sud con l'ex feudo Tempio. |
Il complesso delle abitazioni è esteso da Nord.Est a Sud. Ovest dove confina con l'ex feudo Gatta. Ne è limite la strada provinciale n.37 che conduce a Caltagirone da cui dista Km. 16. La stessa strada, attraversando il centro abitato, dalla parte opposta conduce a Piazza Armerína, distante Km. 13. |
Il paese, diviso in rioni o quartieri, fa parte della provincia di Catania, ed ecclesiasticamente della Diocesi di Caltagirone |
Origine del toponimo Imbàccari |
nel periodo Siculo Sl ha notizia della città dl Mactorio (Cfr. Erodoto, Le Storie, a cura di P. Sgroj, Napoli 1968, 1. VII, n.153, pag. 188 ) |
nel periodo Greco si parla di Emicàra o Imìcara (cfr, Holm, storia della Sicilia nell`antichità 1965, vol. 1°pag. 147, nota 21 ) |
nel periodo Romano Sl parla dl Imàchara (Cfr. Cicerone, La seconda Az. Giud. contro G Verre, Mondadori 1968, libro III ) |
nel periodo Arabo si ha notizia del Casale di Ambàkarih " conquistato da Musa nell'anno 829 " sulla strada tra Piazza e Caltagirone; di Imàkarah " città grande " conquistata da Mohammed nell'anno 834. ( Cfr. M. Amari, Biblioteca Arabo-Sicula, E. Loescher, |
1880, vol. I pagg, 105-106) |
Malgrado la mancanza di documenti certi e specifici, e le inevitabili discussioni tra gli storici, si può dedurre con molta probabilità che il Casale di cui si parla nel periodo arabo sia sorto sulle rovine di un antico insediamento urbano. |
Ne fanno fede vari ruderi nella zona di Imbàccari soprano, il rudere di una chiesa di cui si parla in : Paolo Balsamo, Giornale del viaggio in Sicilia etc. Catania, Edigraf, 1968, Prefazione |
pag. XII. |
E la leggenda della Campana d'Immàcari suprani ( la campana di Imbàccari soprano ) secondo cui nella suddetta zona, circa due Km. a Nord-Est del paese in territorio di Piazza Armerina è sepolta una grossa campana di un'antica chiesa distrutta che rintocca paurosamente ogni sette anni: Chi per disavventura dovesse passare da quei paraggi e sentire il rintocco della campana, morirebbe sul posto. |
Si tratta di fantasia popolare che trova tuttavia un fondamento storico. |
In quella zona infatti si ritiene che vi fosse stato un insediamento urbano, o per meglio dire, una città antichissima che attraverso le vicende dei tempi è scomparsa, sepolta. La campana ne costituisce un costante richiamo. |
Sembra quindi che, sia pure con la discreta accezione della leggenda rimasta come in un alone nella mente del popolo, questa antichissima città forse potrebbe essere non altro che la storica Imàchara. |
Allo stesso luogo è legata un'altra leggenda, secondo la quale molti bambini in quel paese sarebbero nati calvi, Per cui, dice la leggenda, í nostri antenati spopolarono il detto paese emigrando altrove. |
Un'altra leggenda riguarda invece il paese d'o castiddazzu cioè del poggio Castellazzo, a 375 mt. s.l.m in contrada Baldo. |
Secondo tale leggenda, i bambini in quell'incipiente paese nascevano balbuzienti o con la voce nasina, per cui si ritenne necessario abbandonare quel paese, ancora una borgata, venendo ad abitare nell'attuale Mirabella. |
Tale leggenda ha un riscontro storico dal momento che sappiamo, come detto in precedenza, che in effetti il paese di Mirabella sorse nel 1610 in contrada Baldo e poi nel 1635 fu trasferito da Giacinto Paternò nell'attuale sito. |
A tal proposito c'è da notare un'altra leggenda secondo la quale una donna anziana chiamata 'a sbruffa ostinandosi a non voler lasciare la casa nel vecchio paese di Baldo, venne portata via con la forza. Da ciò è nato un detto popolare " non fari 'a sbruffa " per dire non fare la schizzinosa o l'ostinata. |
Un'altra leggenda , a carattere religioso, è fiorita sulla festività di S. Lucia. In quel giorno, tutti a Mirabella mangiano per devozione la tradizionale cuccia. |
Narra la leggenda che in tempi remoti vi fu, nelle nostre zone, un periodo di grande carestia e di fame. La gente era disperata quando all'improvviso arrivò 0 apparve un grosso carico di frumento che, preso d'assalto, fu divorato dal popolo affamato dopo una semplice cottura non resistendo ulteriormente a farlo macinare. |
Si gridò al miracolo. |
Era il 13 Dicembre, festa di S. Lucia. |
I Principi di Biscari a Mirabella Imbàccari |
Come è noto a tutti, i Principi di Biscari sono un ramo della grande famiglia Paternò. Essi compaiono per la prima volta il 16 Settembre 1737 quando don Vincenzo Paternò Castello Principe di Biscari s'investì di Imbàccari, Baldo e Terra di Mirabella. A lui successe il grande Ignazio Paternò Castello Scammacca, figura eminente della cultura del tempo, illustre Mecenate e fondatore del Museo Biscari di Catania. Archeologo, numismatico e letterato. Buono e generoso e cattolico praticante, ebbe una cura particolare per Mirabella risollevandone le sorti economiche molto precarie servendosi anche dell'ottimo amministratore quale fu Vincenzo Manmano Gussio di Agira. |
Dopo vari passaggi di proprietà e successioni di padre in figlio si arriva all'ultimo possessore di Mirabella : Ignazio Paternò Castello dei Principi di Biscari. Egli e la consorte Angelina Auteri figlia del barone Franco, dopo 25 anni di matrimonio decisero di seguire la via religiosa: l'uno entrò nella Congregazione dei Chierici Regolari, ossia dei Padri Barnabiti a Monza; l'altra nel Carmelo di Modena, lasciando alle Suore Dorotee il Palazzo baronale con un piccolo giardino annesso e al Comune un appezzamento di terreno in contrada Orto Canale con lo scopo che ivi si costruisse l'edificio delle Scuole Elementari, come in effetti poi è stato fatto. |
Padre Ignazio Angelo Maria, al secolo Cav. Ignazio Paternò Castello dei Principi di Biscari (1_879-1944 ) e l'Opera del Tombolo. |
Nel 1925 un fatto straordinario suscitò enorme risonanza sulla stampa nazionale ed estera: |
Un Nobile Catanese, dopo 25 anni di matrimonio, decideva di farsi religioso entrando nella Congregazione dei Chierici Regolari di S. Paolo, ossia dei Padri Barnabiti. Rinunciava così alla vita del mondo e ad un cospicuo patrimonio, valutato allora sui 400 milioni, che fu devoluto ad istituti religiosi e ad opere di beneficenza. |
Nato a Catania nel 1879 da Camillo e da Maria Stagno dei Principi d'Alcontres, rimasto orfano di entrambi i genitori sin dalla tenera età fu accolto ed educato dalla zia Francesca Carlotta Valery. |
Il 28 Ottobre 1899 sposa la figlia del Barone Franco Auteri, Angelina, conosciuta occasionalmente in un collegio, a Napoli, iniziando così il suo idillio d'amore e il suo canto alla vita. |
Fu un appassionato sportivo: cacciatore, tiratore (attorniato da molti bambini si divertiva e li divertiva cal tiro a segno prendendo come bersaglio il proprio cappello lanciato in aria oppure la moneta di un soldo, che colpiva con grande meraviglia dei piccoli), automobilista (portò la prima automobile a Mìrabella che i nostri nonni chiamavano carrozza senza cavalli). Nel Gennaio 1910, in seguito ad una serata da ballo in casa della Baronessa Zappalà a Catania, fu colpito da una broncopolmonite che per poco non lo portò alla tomba.. Nel 1916 fu chiamato alle armi e durante il servizio militare contrasse una dolorosa sciatica dichiarata dai medici inguaribile. Ricoverato per molto tempo a Bologna fu costretto a portare per ben quattro anni un busto di ferro. |
Nel 1921 recatosi a Lourdes col pellegrinaggio diretto dal Card. Achille Ratti, futuro Papa Pio XI, e tuffatosi in una delle piscine con tanta speranza, ne uscì prodigiosamente guarito lasciando ai piedi della Madonna il busto di ferro. Un fatto straordinario che mutò letteralmente tutto l'orientamento della sua vita. |
Guarito che fu, cominciò una vita molto movimentata accompagnando e assecondando la moglie che svolgeva un'attività dinamica nell'Unione delle Donne Cattoliche. (Talmente assidua era la sua presenza che scherzosamente veniva chiamato " donno cattolico ".) |
Il 28 Ottobre 1924, nella ricorrenza delle nozze d'argento di matrimonio, si recò con la moglie a Loreto dove davanti alla Madonna ambedue si scambiarono una reciproca promessa. Don Ignazio disse alla moglie:" Se tu muori prima di me, io lascerò i1 mondo per consacrarmi interamente a Dio nella vita religiosa." E di rimando la moglie: "Se morirai tu prima di me, io farò altrettanto". |
Poco tempo dopo, in seguito a un Ritiro spirituale dettato a Monza dal Barnabita Padre Castelli, che fu per molti anni il loro Direttore Spirituale si dissero l'un l'altro: " Non sarebbe più meritorio non aspettare la morte, ma morire prima al mondo?" |
Detto fatto. Rompendo ogni indugio, chieste le necessarie autorizzazioni alla Santa Sede (furono ricevuti in udienza privata dal Papa Pio XI due volte, il 4 Febbraio e l'8 Maggio 1925) e sistemati gli affari del loro patrimonio don Ignazio entrò tra i Barnabiti a Monza il 14 Maggio e donna Angelina Auteri nel Carmelo di Modena il 18 seguente. |
Ordinato Sacerdote il 30 Giugno 1929, nella Cappella del Carmelo dalle mani di Mons. Pietro Calchi Novati, Vescovo di Lodi, celebrò la Prima Messa il 1° Luglio nella Chiesa di S. Barnaba a Milano sull'altare di S. Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Barnabìti, e il 2 Luglio celebrò nella Cappella del Carmelo la sua seconda Messa durante la quale avvenne la solenne Velazione di Suor Maria di Gesù, così in religione si chiamò la moglie. |
Padre Ignazio Angelo Maria, così si chiamava in religione, tolta una breve parentesi a S. Felice a Cancello (NA) come vice maestro dei Novizi, svolse il suo apostolato interamente a Monza, dedicandosi all'assistenza dei poveri, degli ammalati e dei moribondi, e dove la gente gli voleva molto bene venendogli incontro e cercando da lui il sorriso e l'incoraggiamento di cui egli era prodigo. |
Prediligeva molto i bambini che gli correvano attorno, mentre le mamme gli portavano i più piccini perché egli li benedicesse. Tutti lo chiamavano Padre Santo. Persino i fruttivendoli del mercato volevano che benedicesse la loro merce. |
Morì il 2? Ottobre 1944. I suoi funerali furono un trionfo. Nonostante la pioggia dirotta, tutta Monza volle salutare il Monaco Santo. |
Un'influenza notevole per la vocazione religiosa di entrambi i coniugi con l'alta spiritualità interiore che ne seguì, e che chiaramente traspare dalla corrispondenza tra i due e i loro direttori spirituali, l'ebbe senza dubbio la residenza baronale di Mirabella Imbàccari che sin da sposini divenne la loro residenza estiva preferita. |
Il soggiorno a Mirabella era tutto una festa sia per i signorotti del paese e sia per il popolo. Grandi e piccoli si accalcavano ai margini delle strade applaudendo al passaggio dei Principi mentre questi lanciavano dolci e soldini. |
La vacanza di Mirabella diventava ogni volta di più occasione non solo per manifestare gli aspetti di vita mondana confacenti alla nobiltà del tempo con serate, incontri e ricevimenti vari nel palazzo, divenuto meta dei più bei nomi dell'aristocrazia catanese, ma anche e soprattutto occasione di attività intensa a beneficio dei bamb mi chiamati a raccolta nella casa baronale dove la dinamica Nobildonna Angelina Auteri, impegnata nel sociale anche in campo nazionale, assecondata totalmente dal marito e aiutata anche da Sacerdoti e chierici del luogo, si prodigava per l'istruzione religiosa e l'educazione dei bambini. |
Però, il problema che stava più a cuore ai Biscari era quello delle donne: dare alla gioventù mirabellese la possibilità di un lavoro e di un futuro più dignitosi |
Fu così che nacque l'idea di creare un'opera altamente sociale che desse anche un'occupazione e creasse una tradizione a Mirabella Imbàccari: |
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Turismo a Mirabella Imbaccari |
Palazzo Biscari |
E' il monumento più insigne, unitamente alla Chiesa Madre, che c'è nel Comune di Mirabella. In esso attualmente ha sede l'Istituto delle Suore di Santa Dorotea. Sorge sul punto più alto del paese, sullo sfondo della via Trigona, che è l'arteria più centrale e più antica. Di esso così si esprime un poeta locale: |
Sorge in alto l'antico maniero costruito da secoli ormai; |
da lontano mirar lo potrai: maestoso, superbo lassù. Ecco là! In cima a quel monte! E' del popolo nostro la gloria che richiama remota la storia di nostr'avi, di gente che fu. |
E' di architettura barocco-locale, dal portale, dagli stipiti e dalle finestre di pietra intagliata. Dai balconi di ferro bombato, sul frontespizio troneggia lo stemma della casa gentilizia dei Biscari ( sul campo sinistro di chi guarda si vede uno scudo con otto strisce verticali tagliate da una trasversale e, sul campo destro, una torre merlata) |
E' un palazzo molto ampio, con un cortile interno, o baglio, cinto da terreno coltivato a giardino e orto, e dal boschetto dalla parte di levante. Comprende molte ampie stanze che un tempo erano adibite in parte ad abitazione e in parte a dispensa, cucina, cavallerizza, magazzini. |
A1 centro dell'androne, pavimentato con mattoni di argilla ordinari, vi è una grande cisterna con due colonnine di ferro battuto, alimentata dalle acque piovane. Dall'androne si accede, attraverso un'ampia scala tutta in pietra ivi compreso il passamano, al piano superiore dove, tra l'altro, sono ben custoditi alcuni mobili antichi lasciati dai Biscari, e qualche quadro pregevole di loro antenati. Nella grande stanza che un tempo fu la camera da letto dei coniugi Biscari c'è la Cappella delle Suore dove si possono ammirare un artistico altare scolpito in noce con un altro in mogano di recente fattura sullo stile basilicale e due preziosi candelabri di bronzo. Annesso al palazzo Biscari nella parte di tramontana sorge quello che comunemente si chiama Il Carcere : tipica costruzione coi merli sovrapposti, sul tipo dei castelli medioevali, che un tempo serviva come luogo di pena e che attualmente, ristrutturato internamente è adibito a locali sociali. |
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Palazzo Giangrande |
E' un isolato costruito sotto il carcere o castello facente angolo con l'attuale via Politini e via Castello. |
La sua costruzione risale alla stessa epoca del palazzo Biscari o immediatamente successiva. Vi si ammirano ancora il portale che si apre in via Castello, tutto in pietra intagliata con lesene e capitelli, e un altro portale sulla via Politini, pure intagliato ma con linee diverse. |
Palazzo Municipale |
Sorge sulla piazza principale del paese, Piazza Vespri, accanto alla Parrocchia Matrice sulla destra di chi guarda. |
Il 1° piano fu inaugurato il 28 Ottobre 1931 dal Podestà del tempo, il Cav. Dott. Filippo Tigano, mentre il secondo piano, come si trova in atto, fu completato dal Sindaco del tempo Cav. Dott. Gesualdo Polizzi il 12 Ottobre 1958. |
Plessi scolastici |
Edificio Scuole Elementari (1953 - 1957 ). |
Scuola Media ( 1955 ) attuale sede della Mostra del Tombolo. Nuova Scuola Media, alla Rotonda, funzionante dal 1984. |
Monumento ai Caduti |
Sorge, circondato da un piccolo giardino sullo spiazzo antistante al palazzo Biscari. Fu inaugurato nel 1938 durante l'Amministrazione del Cav. Benedetto Lo Presti. |
Il monumento scolpito in bronzo da Pietro Montana e raffigurante un poderoso soldato che sorregge una donna prostrata e afflitta, è un dono dei Mirabellesi residenti negli Stati Uniti d'America. |
Monumento al Crocifisso e Croce o Calvario |
Sorge in contrada Maiorchi soprano - Canalicchio . E' stato inaugurato il 25 Novembre 1973 in seguito all'opera appassionata e solerte del Dott. Carmelo Naso, Procuratore dell'Ufficio 11. DD. |
La Croce, invece, di antica collocazione si trova alle porte del paese venendo da Caltagirone, luogo di mesto pellegrinaggio ogni Venerdì Santo. |
Cappellina Madonna di Fatima |
E' un'edicola, costruita nel 1951 per interessamento del Sac. Giuseppe Li Gregni, che si trova di fronte alla Mostra del Tombolo all'inizio dello stradale per Piazza Armerina. |
Cimitero |
Costruito in località Maiorchi in seguito all'editto napoleonico del 1804 (prima era annesso alla Parrocchia) è notevole non solo per l'ampiezza ma soprattutto per alcuni monumenti pregevoli : n. 3 in terra cotta opera dei fratelli Vella di Caltagirone; uno con bassorilievi di buona fattura eseguiti dal Prof. Giuseppe Miceli da Comiso; un altro di gusto fine e moderno eseguito in ceramica dai fratelli Alberghina da Caltagirone. |
Chiesa Matrice |
Dedicata alla Madonna delle Grazie, è un altro insigne monumento di architettura barocco-dialettale che s'innalza, fronteggiando il palazzo Biscari lungo la via Trigona, sulla piazza principale del paese. |
Vi si accede attraverso un'ampia scalinata. Fu costruita da Giacinto Paternò contemporaneamente alla costruzione del Palazzo e alle 60 case scaglionate lungo l'attuale via Trigona. |
Durante il terremoto del 1693 subì parecchi danni, che furono riparati da Don Luigi Trigona, dal cui successore Don Ottavio e da altri Signori o Parroci che si sono succeduti venne arricchita ed abbellita ulteriormente. |
Di pregevole vi si trovano un Sarcofago che racchiude le spoglie di Giuseppe e Innocenza Paternò; una tela della Crocifissione, che sia pure non fimata, si presume essere stata dipinta da Michelangelo da Gangi appartenente alla scuola di Giuseppe Salerno detto lo zoppo di Ganci; un altra dipinto raffigurante la Trasfigurazione, opera di Michele Salvo da Gangi. |
Chiesa Sacro Cuore |
E' una chiesa ricavata dai magazzini che appartenevano prima alla famiglia Politini. I locali infatti furono affittati dal Sac. Rosario Gagliano nel 1908 in seguito al terremoto che aveva reso inagibile la Matrice. Ufficialmente la nuova Chiesa fu riconosciuta nel 1911 e i130 Aprile 1940 fu elevata a Parrocchia. |
Di pregevole vi è : un grande Crocifisso in legno di Vincenzo Moroder da Ortisei; il Fonte Battesimale in marmo di Carrara e il Portale in noce realizzato da Salvatore Massari da Caltagirone: |
L'Opera del Tombolo. |
L'attività artigianale dei merletti a tombolo costituisce una ricchezza tipicamente locale, pregio e vanto di tutte le donne del paese. |
Il tombolo - probabilmente nato in Cina e portato in Italia da Suore Missionarieè un tessuto finissimo ottenuto da un intreccio di filo di lino o di cotone attraverso il frusciare dei fuselli di legno abilmente manovrati da dita esperte. |
Nei locali del principesco palazzo Biscari le donne mirabellesi, in modo particolare le giovani, si raccolsero numerose per apprendere quell'arte che sarebbe diventata - e lo è ancora - il fiore all'occhiello del paese. Nel 1910 l'Opera venne ufficialmente istituzionalizzata con la venuta da Roma di quattro Suore dell'Ordine di Santa Dorotea espressamente chiamate dai Biscari a stabilirsi nel palazzo, assicurandone così la continuità. |
Da quel momento Mirabella fu tutto un fervore di tombolo che con l'andar del tempo ha cambiato per molti versi il volto del paese dandogli una posizione di primo piano anche in campo nazionale per la produzione di tali preziosi merletti, esposti nelle mostre di artigianato in varie città d'Italia ed estere ottenendo ambiti premi.( Al presente tali merletti sono esposti alle Ciminiere di Catania, per interessamento dell'Amministrazione Comunale e col patrocinio della Provincia Regionale ) |
Tale lavoro, legato ad una suggestiva e non comune storia di bontà e di fede è diventato talmente popolare che non c'è una casa, non c'è una strada dove non si vedano donne e bambine sedute al sole, o all'ombra, intente a tessere finissimi e pregiati merletti. |
Merito tutto dei Principi Biscari. |
Bene a ragione, quindi, possiamo cantare: Tòmbulu, filu, spìnguli e fusella si vìdinu pi strati a Mirabella; cutri, linzola, fediri e servizi: Chistu è u paisi de merletti e pizzi. |
Mostra permanente del Tombolo |
Dal 1961 al 1974 si è svolta la Mostra del Tombolo organizzata dall'Amministrazione Comunale con varie manifestazioni in concomitanza della Festa patronale. |
Nei 1986, finalmente, è stata inaugurata come Mostra permanente, ubicata nei locali dell'ex Scuola Media. Vi si trovano esposti pregiati merletti di ogni forma e misura. |
Aperta ( da Lunedì a Venerdì ) ore 9,00-13,00; 15,30-19,30. Per informazioni: Tel. 0933-991620. |
Biblioteca Comunale |
Istituita nel 1959, attualmente si trova nei locali dell'ex Carcere e funziona bene frequentata da ragazzi e da adulti. |
Comprende più di 6.000 volumi ed è fornita di Videoteca e Mediateca collegata con Internet. |
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Feste e tradizioni a Mirabella Imbaccari |
Festa patronale della Madonna delle Grazie |
E' la festa più importante che rimonta all'origine del paese. |
Da sempre si è svolta l'ultima Domenica di Agosto, ma da qualche anno a questa parte si svolge la penultima Domenica per facilitare la presenza agli emigrati. La partecipazione popolare è plebiscitaria soprattutto durante la processione che si snoda attraverso le vie del paese. Caratteristiche sono le promesse con i ceri e le catene ai piedi. |
Festa di Santa Lucia |
Oltre alla tradizionale Cuccìa, il 12 e 13 Dicembre si accendono i falò, le Vampe, ad ogni angolo di strada che sul far della sera danno una suggestione particolare osservando specialmente dall'alto. |
In tale occasione, ormai da parecchi anni, si svolge la sagra della cuccia. |
Altari di S. Giuseppe per la festa del 19 Marzo |
Si tratta di un voto che molte persone fanno in onore di S. Giuseppe per grazia ricevuta. |
Gli altari vengono addobbati nel migliore dei modi e con massima dovizia di cibi. Vi si assidono per il pranzo un uomo, in ragazzo e una ragazza rappresentanti i tre personaggi della Sacra Famiglia. |
Viaggio al Calvario |
E' una processione suggestiva, commovente e partecipata, sia pure alquanto ridimensionata in questi ultimi tempi per la mancanza dei confrati col cappuccio, che si svolge la mattina del Venerdì Santo con una grande croce portata da un devoto. |
La sera, poi, con partecipazione massiva si svolge la tradizionale processione del Cristo Morto e dell'Addolorata. |
Caratteristici sono i Lamenti in dialetto locale che si cantano il Venerdì Santo durante il percorso delle processioni ed anche il 19 Marzo quando si girano gli Altari di S. Giuseppe. Si tratta di canti modulati su cadenze arabesche che ricordano i misteri della Passione e Morte del Signore. |
Sagre |
Oltre a quella della Cuccia, il 13 Dicembre, si svolge anche la sagra della ricotta alla fine di Aprile. |
Carnevale |
E' una ricorrenza annuale di divertimento, a volte sfrenato, attraverso i festini organizzati nelle famiglie o in sale pubbliche. |
Da parecchi anni, ormai, il carnevale viene organizzato in modo più chiassoso con sfilate di carri allegorici e gruppi mascherati. Il tutto si conclude con una premiazione e si protrae con balli pubblici sotto il Tendone nella Piazza principale. |
| L’economia mirabellese |
in conclusione, è prevalentemente agricola con produzione di cereali vari (grano duro in particolare), olive, uva da vino e da tavola, asparagi (con una buona esportazione al nord) e prodotti ortofrutticoli, in genere, con una discreta esportazione al nord. |
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Come raggiungere Mirabella Imbaccari |
percorrendo la S.P. 37/I, la S.P. 37/II, la S.S. 124 Siracusana, la S.S. 417 Catania-Gela e la S.S. 192 Palermo-Catania ed entrando da via Zia Lisa. |
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