Associazione Turistica Pro Loco San Cono

Via Mira, 9

95040 - San Cono (CT)
Tel e fax 0933/970980
Presidente
Popolazione:  2961 abitanti

Altitudine:  2961 s.l.m.

Estensione: 624 ha

 

 

San Cono - Cenni storici:

Il comune di San Cono è un piccolo paese della Sicilila. Chi vuole venire a San Cono deve farlo di proposito non essendo un paese di transito, ma gode di una pregevole posizione geografica rispetto alle principali città della Sicilia. E’ adagiato ai piedi del monte San Marco, è circondato da magnifiche colline ricche di frutti d’ogni natura e delizie.
Il centro abitato si estende da Nord a Sud, cosicché spesso viene diviso in due parti, una superiore e una inferiore. La linea ideale di demarcazione è costituita dalla Piazza Umberto I, la piazza centrale,così chiamata per  ricordare la memoria del Re Umberto I. Nel gergo popolare, infatti gli abitanti della parte superiore vengono chiamati “muntatari” e quelli della parte inferiore “pinninari”.  Il Comune di San Cono appartiene alla Provincia di Catania dal 1817 quando, l’ 11 Ottobre, Ferdinando I Re delle Due Sicilie decretava con una nuova riforma amministrativa la divisione della Sicilia in sette valli che dopo l’ Unità d’ Italia, nel 1861, vennero chiamate Provincie.  Sin dal suo nascere, San Cono fece  parte della Comarca Lombarda di Piazza Armerina.  Dal 1842 al 1858 si ha l’aggregazione al Comune di San Michele di Ganzeria, per la tutela amministrativa.  L’ autonomia comunale viene riconquistata il 1° Gennaio del 1859, ed ha inizio il lavoro per la risoluzione dei primi problemi posti alla nuova amministrazione,  con a capo il Sindaco Don Michelangelo Franchino.  Il feudo Santo Cono, facente parte della contea di Grassuliato, vive alterne vicende che la vedono proprietà delle più importanti famiglie nobiliari isolane, per divenire infine proprietà dei Trigona, il 14 Settembre 1662.  Fu Ottavio Trigona Bellotti a fondare il paese nel 1785, dopo che il Viceré Domenico Caracciolo a nome del Re Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia concede la “licentia populandi”, per quel feudo che contava appena 185 anime con 42 case e una chiesa.  Il motivo che spiega l’appellativo del feudo è legato ad una vecchia leggenda popolare.  Essa racconta che un giorno il Marchese Trigona trovandosi nella sua masseria di Santo Cono, si vide presentare un religioso dell’ Ordine di San Basilio per contrattare una partita di frumento.  Il frate proveniva da Naso in provincia di Messina.  Il Marchese stabilì la quantità di frumento e il relativo prezzo, ma al momento di pagare il frate, non avendo soldi in tasca, lasciò come pegno un anello prezioso che portava al dito e promise che sarebbe ritornato al più presto possibile per portare il denaro.  Passò molto tempo e il Marchese cominciò a nutrire dubbi sulla parola del frate, del quale non si seppe più nulla.  Così decise di recarsi a Naso in cerca di quel frate, quale fù la sua sorpresa quando da un quadro appeso al muro di un Convento, apprese che colui che gli si era presentato in sembianze umane era un Santo. Così l’ idea di fondare il paese si concretizzò, e a questo il Marchese volle dare il nome di “San Cono” in onore del Santo. Egli non immaginava certamente che a distanza di due secoli sarebbe diventato il centro e il fulcro di una produzione agricola straordinaria e importante per l’ economia siciliana. 
Oggi il paese gode infatti di una fiorente economia, prevalentemente basata sull’agricoltura, settore che ha dato molto ai cittadini Sanconesi.  L’agricoltore sanconese è molto interessato alla campagna, tenacissimo nel lavoro e vivacemente ricco di iniziative.  L’agricoltura è di tipo intensivo.  Abbondano i vigneti, i frutteti di ogni tipo, i mandorleti e gli uliveti. Non mancano certo colture di tipo orticolo, quali pomodori, lattughe, peperoni, cavoli e quanto di più altro ancora, grazie ad un territorio fertile, che gode di un’ottima altitudine e un clima mite. Un capitolo a parte però è rappresentato dalla coltivazione specialistica del ficodindia.  San Cono infatti, è tra i pochissimi Comuni, se non il solo, dove questo prodotto viene ben coltivato, selezionato a regola d’arte ed esportato dappertutto costituendo la percentuale quantistica maggiore rispetto a tutta l’Italia. Quest’ultima inoltre, grazie al contributo della produzione del ficodindia di San Cono e quindi della Sicilia, detiene il Primato Europeo. All’agricoltura è connessa l’attività pastorizia che, sia pure molto più fiorente in precedenza, oggi è ben mantenuta anche se in conduzione più moderna.  L’attività commerciale si basa soprattutto sui prodotti agricoli; l’artigianato, come un po’ dappertutto, tende a scomparire, anche se rinascono alcuni mestieri che con piccole attività producono prodotti  tradizionali.  Una nota saliente invece è la tendenza piuttosto diffusa per le belle arti in modo particolare per la musica, per la poesia e per la pittura. Anche se un piccolo centro San Cono è ricco di cultura e tradizioni, alcune delle feste civili e religiose lo hanno reso ricco di fama anche fuori dal proprio territorio.    

 
Turismo a San Cono

Le Chiese

-Nel 1838 ha inizio la costruzione della Chiesa Matrice, che portata avanti a varie riprese verrà completata nel 1904. Ampia e spaziosa è ad unica navata, di stile misto con accenni dorici, corinzi, bizantini e greco-romani. Internamente vi è un altare centrale in marmo costruito prima del 1868, e un altro di stile basitale, secondo le nuove disposizioni liturgiche e sempre in marmo, consacrato l’11 Settembre 1977.  Vi sono anche quattro altari secondari rifatti in marmo nel 1969, con altrettante tele di grandi dimensioni raffiguranti: una le Anime del Purgatorio, dipinta da Francesco Vaccaro, due S. Francesco di Paola e il Sacro Cuore dipinti  da Salvatore Cammarata e S. Giuseppe dipinto da Domenico Provenzan.  Gli stucchi del presbiterio sono ricchi  e di buona fattura.  Sulle pareti sono raffigurate scene della Bibbia. 

-La Chiesa dello Spirito Santo che dà sull’omonima piazza, sul cui rosone centrale nella parte del Presbiterio esposto a Sud, è raffigurata con vetrata una Colomba bianca, simbolo appunto dello Spirito Santo.  Originariamente era di proprietà dei Trigona, la costruzione è annessa infatti al Palazzo Trigona, dimora di questi ultimi. Da tutto il popolo viene indicata come “Chiesa di San Cono” sia perché fu la prima Chiesa Madre del paese e sia perché fù dedicata al Santo Protettore, vi si trova  infatti sull’unico altare una statua del Santo in legno di epoca imprecisata, mentre un’altra si trova esposta in una stanza del Palazzo Trigona, opera dello scultore Ferdinando Perathoner di Ortisei eseguita nel 1961.  Di stile barocco-dialettale, la parte interna è ad unica navata con altare di marmo in fondo, dove nei due lati frontali inferiori vi è scolpita un’aquila, che è lo stemma della casa Trigona, che ne avevano la proprietà.  Sul soffitto vi sono raffigurati episodi della vita di San Cono.  Sul fondo esiste un quadro, incastrato nella parete, che raffigura la Deposizione: di ottima fattura ma di autore sconosciuto.

-La Chiesa del Crocifisso è stata costruita agli inizi del secolo sul luogo dove sorgeva la piccola cappella del vecchio cimitero, nella parte Nord del paese sulle pendici del Monte San Marco.  Internamente esistono un altare centrale su cui troneggia un grande Crocifisso donato alla fondatrice della Chiesa Sig.ra Traversa Giuseppa, e due altari laterali dedicati uno a S. Calogero, con la statua in legno, e l’altro all’Addolorata. 

Palazzo Trigona, annesso alla Chiesa dello Spirito Santo, è un grande caseggiato costruito dai Trigona come abitazione stagionale al centro del feudo con annesse abitazioni dei fattori e del Procuratore.  Era un isolato accanto al quale vi si trovavano le stalle e i magazzini con una “gebbia” per abbeverare gli animali la cui acqua potabile proveniva dalla parte alta del Vallone Mira. Una parte di detto palazzo costituì per diversi anni la sede di un Istituto minorile tenuto dalle Suore “Ancelle Riparatrici.

 

-Antico castello abbandonato nei pressi del paese, “Castello di Grassuliato”.

I monumenti presenti a San Cono sono:

-la “Croce”, monumento posto al centro di uno spiazzo nella parte Sud-Est del paese, vicino alla vecchia casa baronale dei Trigona.  Pare che qui all’inizio sorgesse un “forca”, simbolo del potere feudale.  In origine il monumento era tutto in pietra intagliata, in seguito fù restaurata e ricoperta di marmi nel 1972 cancellando ogni valore estetico e storico.

-Monumento “ai caduti”, collocato nella Piazza Gramsci, fù costruito negli anni 1967-1968 in seguito anche a una interpellanza fatta dal Consigliere Comunale Cav. Scozzarella Gabriele.  Fu eretto per ricordare la medaglia d’oro Randazzo Rosario, al quale era stata già dedicata la “piazzola”.

-Cappelledda, è un’edicola costruita in epoca imprecisata su iniziativa di un gruppo di cittadini nella parte alta della via Vittorio Emanuele, volgarmente chiamata “vanedda longa”, facendone da sfondo.  Vi è un quadro della Madonna col Bambino.

Biblioteca Comunale, con sede in Municipio, costituita da circa 2500 libri, con orario di apertura, tutti giorni feriali 8:15/13:15 e pomeridiani solo il martedì e il giovedì 15:30/18:30.

Museo etno-antropologico, con sede nella Pro Loco, e realizzazione a tema, titolo “Cose di Ieri”.

Sono presenti anche due Ville, una sita nella parte Nord del paese, adiacente alla Chiesa del Crocifisso e che risale molto probabilmente alla data di costruzione della chiesa stessa, un’altra posta un po’ più in basso rispetto alla prima, ma sempre nella parte alta del paese, di recente costruzione e ricca di vialetti, con al centro uno spiazzale circondato da tribune, per un possibile uso folkloristico.

In C.da Elsa, troviamo un verdeggiante parco, con le relative aree attrezzate.

Se vogliamo ammirare tutto il paese, si può farlo dalla terrazza panoramica della Piazza del Crocifisso.

 

Feste e tradizioni a San Cono

-Il 4 Novembre si festeggia la commemorazione dei caduti in guerra, accompagnata dalla Celebrazione della Messa e da un corteo che al suono dell’Inno Nazionale, suonato dal Corpo Bandistico, accompagna, fino al monumento di Piazza Gramsci, le Autorità Civili e Religiose, con i figli dei caduti e dei feriti in guerra.

-Il 1° Maggio si festeggia la “festa dei lavoratori”, che si svolge in un parco adibito ad area attrezzata, con giochi, canti e manifestazioni in onore dei lavoratori.

Tutto il folklore e le tradizioni si rifanno sostanzialmente alle feste religiose.

-La festa più importante è quella patronale che si svolge ogni anno la seconda e la terza domenica di Maggio.  Le luminarie nella piazza centrale e per le strade, il suono festoso delle campane e della banda musicale, lo sparo assordante della moschetteria e dei fuochi d’artificio, i trattenimenti musicali danno un tono tipico alla festa.  Essa inizia il sabato con la solenne processione della “Figura” del Santo portata a spalla per le strade del paese.  Per il giorno della festa molti fanno, per promessa, i viaggi a piedi scalzi.  Numerosi sono i forestieri che vengono dai paesi vicini.  Durante la Messa è tenuto il “panegirico” a cui si annette un’importanza straordinaria perché vi si deve narrare con dovizia di particolari la vita del Santo.  Caratteristica è l’uscita del Santo dalla Chiesa nella piazza antistante dove viene fatta subito una sosta durante la quale c’è come una pioggia abbondante di denaro che viene gridato coi nomi degli offerenti tra la folla strabocchevole di gente che risponde ad ogni singola offerta col grido: “Viva Diu e Santu Conu!”.  Ma ciò che maggiormente impressiona il forestiero è la corsa del simulacro, portato sempre a spalla, che percorre ripetutamente in lungo e in largo tutte le strade e le viuzze del paese raccogliendo offerte fino all’alba del giorno seguente.  Tutto viene ripetuto puntualmente per l’ottava.  E’ uno spettacolo prettamente folkloristico che occorrerebbe approfondire dal punto di vista socio-religioso-psicologico, data la forte carica di emotività che suscita in tutti. 

-Per la festa di San Giuseppe è caratteristica la “tavolata” nella quale vengono portati dolci, pasta, pane e frutta d’ogni genere.  Tutto ciò viene venduto all’asta con partecipazione collettiva il cui ricavato va ai tre Santi che vengono scelti di anno in anno tra i più poveri.

 -Per Pasqua oltre alle relative celebrazioni in Chiesa, è stata introdotta la “Via Crucis Vivente” per il Venerdì Santo che parte dalla Croce e snodandosi lungo la via Vittorio Emanuele arriva fino alla Chiesa del Crocifisso, nella serata si svolge la processione del Cristo morto, con i tradizionali “lamenti”.

-Da qualche anno si svolge la processione del “Corpus Domini”, che per le vie del paese, in processione, benedice gli altari, che i cittadini di ogni quartiere, allestiscono con impegno.

-Festa della Madonna delle Grazie, si svolge la terza domenica di Settembre, con una processione del simulacro per le vie del paese. Alla Madonna delle Grazie è stata dedicata la Chiesa Matrice, proprio per il fatto che costituisce la seconda festa patronale.

-Il 2 Novembre, in cui si ricordano i morti, è una festa intrecciata di dolore e di gioia, di morte e di vita, rimane perché affonda le sue radici nel sentimento religioso del popolo siciliano e nel profondo rispetto per chi si trova già nel mondo della verità.

-Il 13 Dicembre, per la festa di Santa Lucia si fa la tradizionale “cuccia” accompagnata dalla consegna del pane chiamato “uccioli di Santa Lucia” e una sola “vampa” in Piazza Gramsci.

-Per la festa del Santo Natale è caratteristica, come abbiamo già accennato, la “nannaredda” che viene cantata fino a tarda sera per le strade e a mezzanotte si conclude in Chiesa per la Messa di Mezzanotte.

Le manifestazioni svolte dalla Pro Loco sono:

-Si sono organizzati i festeggiamenti per la ricorrenza del bicentenario della fondazione del paese.

-E’ stato istituito il premio “Ficodindia d’Oro”, assegnato allo storico e parroco del paese Rocco Zito e al Cavaliere Maestro Vincenzo Longobardi, persone che hanno dato e fatto tanto per San Cono.

-Sono state ripristinate le “Carrivalate”, caratteristica sfilata a cavallo con attori locali, che in varie soste nei punti nevralgici del paese, recitano versi in dialetto composti da poeti locali.  Sono state rivalutati  anche i “Fistina”, piccole serate da ballo organizzate a casa dei privati, che si svolgono nei mesi di Febbraio-Marzo.

-Si è svolta la festa della “ricotta”, e si è mostrato ai bambini delle scuole elementari come si produce la ricotta e alcuni formaggi.

-Settimana “Sport, Cultura e Tradizione”, arricchita da giochi tradizionali, quali l’albero della “cuccagna”, l’arrampicata alla fune, i “rummula” e i “carrina” etc.

-Si sono organizzati i “Giochi senza quartiere”, svoltisi nel mese di Luglio.

-Festa dell’Albero, si svolge il 21 Novembre, ogni bambino pianta un albero dandogli un nome ed un significato.

-Festa di Santa Lucia, con la caratteristica preparazione della cuccia e del pane,chiamato gli occhi di Santa Lucia, si svolge il 13 Dicembre.

-A Natale si organizza la consegna a domicilio ai bambini dei doni da parte di Babbo Natale.

 

Le Mostre Mercato che si svolgono sono una durante la “Sagra del ficodindia”, dove

Elenchiamo alcuni dei dolci tipici del Paese:

-i “purciddati”, sono piccoli pani a forma cilindrica col buco, composti di farina di maiorca con dentro fichi e miele; i “mastazzola”, sono dolci tipici impastati con farina e vinocotto; i “sfingi” , sono piccoli dolci fritti, di farina e zucchero; i “cudduruna” con lo zucchero; i “cassateddi” di ricotta; il torrone di mandorle, che prende caratteristiche forme; la mostarda di mosto fresco, bollito con l’aggiunta di cenere dal fuoco; i “palummeddi” di Pasqua con un uovo sodo all’interno.

 

I prodotti tipici di San Cono sono:

Il ficodindia al primo posto, mettendo in rilievo i “bastardoni e i fioroni” che sono il risultato di uno speciale trattamento alla pianta; l’Olio Extravergine di oliva, prodotto ancora con i tradizionali metodi di raccolta e macinatura in pietra a freddo  che ne conservano le caratteristiche organolettiche; l’ottimo vino locale, bianco ma soprattutto nero corposo e di ottima qualità e rosso, anch’esso trattato e conservato con tradizionali metodi che si tramandano nelle generazioni; gustosa salsiccia locale di carni fresche; particolari e buonissime zucche di grossa dimensione, e di particolari forme.

 

Come raggiungere San Cono

al visitatore che viene a San Cono, si aprono tre diversi ingressi: da ovest percorrendo la Strada Statale 124 che viene da Caltagirone;
da nord, venendo dalla Autostrada Palermo-Catania, uscita Enna, si prosegue sulla Superstrada per Piazza Armerina e poi per Gela, arrivati all’uscita San Cono Nord si imbocca la strada  che da lì conduce al paese; da est venendo dalla Superstrada Gela-Enna, all’uscita San Cono si arriva al Bivio Gigliotto; da sud venendo da Mazzarino, si percorre la strada provinciale 553.
Il paese gode di una posizione geografica centrale rispetto ai principali centri turistici del nostro circondario.

 
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